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Chimica e Fisica tra formazione, ordinamento e pratica professionale

Quando il sapere non rientra perfettamente nei sistemi
Quando il sapere non rientra perfettamente nei sistemi

Abstract

Che cosa accade quando discipline nate per esplorare la realtà vengono progressivamente ricondotte dentro sistemi professionali, normativi e sanitari?

 

Il caso della Chimica e della Fisica apre oggi una questione molto più profonda di quanto possa sembrare: il rapporto tra sapere scientifico, formazione universitaria e regolazione professionale.

 

Questo contributo analizza la discontinuità esistente tra tre livelli che, almeno in teoria, dovrebbero dialogare armonicamente — quello disciplinare, quello formativo e quello ordinistico — ma che nella pratica sembrano spesso procedere secondo logiche differenti.

 

Particolare attenzione viene dedicata al tema del tirocinio pratico-valutativo, non soltanto come strumento tecnico di accesso professionale, ma come punto critico in cui il sistema è chiamato a trasformare il sapere astratto in pratica reale.

 

1.    Introduzione: il problema non è la scienza, ma la sua traduzione

 

Esistono discipline che, nell’immaginario collettivo, incarnano la solidità stessa della conoscenza scientifica. La Chimica e la Fisica appartengono da sempre a questo nucleo simbolico: rappresentano il rigore, il metodo, la capacità dell’uomo di comprendere la materia, l’energia, la struttura stessa del reale.

Eppure oggi, proprio queste discipline sembrano trovarsi dentro una trasformazione silenziosa e profondamente complessa. Per comprenderla bisogna fare un passo indietro.

 

Molte professioni moderne nascono prima come pratica sociale e solo successivamente trovano una forma istituzionale, ordinistica e universitaria. La Psicologia, ad esempio, ha seguito un percorso relativamente lineare: prima emerge il bisogno professionale, poi nasce l’Ordine, infine l’università struttura percorsi formativi coerenti con l’identità della professione. Nel caso della Chimica e della Fisica, la traiettoria storica è quasi opposta. Qui la disciplina nasce molto prima della professione.

 

Quando Lavoisier, nel XVIII secolo, pone le basi della chimica moderna, non sta costruendo una categoria professionale: sta aprendo una nuova visione del mondo. Lo stesso vale per la Fisica moderna, sviluppatasi nei secoli attraverso la matematica, la cosmologia, la meccanica quantistica e la ricerca teorica. Queste discipline non nascono per essere “inquadrate”. Nascono per conoscere. Il loro sviluppo storico non è stato guidato da esigenze ordinistiche o professionali, ma da un impulso radicalmente diverso: la ricerca della verità scientifica, la scoperta di nuove leggi della natura, la comprensione dei fenomeni fondamentali della realtà.

 

2.    Quando il sapere incontra il sistema regolatorio

 

Negli ultimi anni, tuttavia, il quadro è cambiato. Il riassetto delle professioni regolamentate ha incluso Chimici e Fisici nel perimetro delle professioni sanitarie, attraverso l’assetto rappresentato dalla Federazione Nazionale dei Chimici e dei fisici.

 

Questo passaggio ha introdotto un cambiamento profondo: discipline nate come sistemi aperti di produzione del sapere si trovano oggi a confrontarsi con logiche normative, deontologiche e organizzative tipiche dei sistemi professionali regolamentati.

E qui emerge il nodo centrale.

 

Perché una cosa è la disciplina scientifica.

Un’altra è la professione.

 

E un’altra ancora è la regolazione della professione.

 

3.    Tre mondi che non coincidono perfettamente

 

Osservando il sistema nel suo insieme, emergono almeno tre livelli distinti:

 

a)    il livello storico-disciplinare, legato all’evoluzione delle scienze;

b)    il livello universitario-formativo, legato alla trasmissione del sapere;

c)    il livello ordinistico-professionale, legato alla regolazione dell’esercizio professionale.

 

In teoria questi tre livelli dovrebbero convergere. Nella pratica, però, sembrano spesso parlare linguaggi differenti.

 

L’università continua a formare figure estremamente eterogenee: fisici teorici, astrofisici, chimici industriali, ricercatori, specialisti applicativi, professionisti sanitari.

 

Il sistema ordinistico, invece, ha bisogno di definire identità professionali riconoscibili, responsabilità, ambiti di esercizio e criteri di appartenenza.

 

È qui che compare una prima frizione: la difficoltà di tradurre discipline estremamente ampie e differenziate in un’unica configurazione professionale.

 

4.    Il punto in cui il sistema si mette davvero alla prova

 

Finché il problema rimane teorico, il sistema riesce ancora a mantenere una certa elasticità. Ma esiste un punto in cui tutto deve necessariamente diventare concreto.

 

Quel punto è il tirocinio pratico-valutativo.

 

È qui che il sistema è costretto a rispondere a una domanda fondamentale:

 

in che modo una disciplina nata come sapere teorico, sperimentale e plurale si traduce in competenza professionale concreta?

 

Il tirocinio non è semplicemente un passaggio tecnico o burocratico. È il luogo in cui il sapere deve incarnarsi. Il luogo in cui la formazione incontra la pratica. Il luogo in cui la teoria deve diventare responsabilità operativa. Ed è proprio qui che emergono con maggiore evidenza le discontinuità tra i diversi sistemi.

 

Perché il tirocinio pratico-valutativo presuppone implicitamente una definizione chiara della professione, dei suoi confini, delle sue competenze operative e dei suoi contesti applicativi.

 

Ma nel caso delle professioni chimiche e fisiche, questa traduzione non appare ancora completamente stabilizzata.

 

5.    Il problema invisibile: la mancanza di uno spazio di mediazione

 

Forse il vero nodo non è stabilire chi abbia ragione. Il problema sembra essere più profondo:

 

l’assenza di uno spazio strutturato di mediazione tra mondi che si sono evoluti separatamente.

 

Da una parte la disciplina scientifica.

Dall’altra il sistema universitario.

Dall’altra ancora il sistema regolatorio e professionale.

 

Tre sistemi che oggi si toccano, ma che non sempre riescono davvero a tradursi l’uno nell’altro. E questo produce un effetto particolare: non un conflitto aperto, ma una forma di disallineamento silenzioso.

 

6.    Una professione senza immaginario professionale?

 

Esiste poi un ulteriore aspetto raramente discusso. Molte professioni storicamente consolidate possiedono un immaginario sociale immediatamente riconoscibile: il medico, l’avvocato, l’architetto, lo psicologo.

 

Nel caso del Chimico e del Fisico, invece, questa rappresentazione appare molto meno definita.

 

È difficile immaginare il cittadino rivolgersi direttamente a un fisico per una prestazione professionale, così come risulta spesso poco chiaro quale sia lo spazio concreto di esercizio libero-professionale di molte competenze scientifiche avanzate.

 

Questo non diminuisce il valore delle discipline. Al contrario, evidenzia quanto il loro ruolo sia spesso diffuso, sistemico, integrato in strutture più ampie e meno immediatamente commercializzabili o visibili.

 

Ed è forse proprio questa natura “non immediatamente traducibile” a rendere ancora più delicata la costruzione di un’identità professionale coerente.

 

7.    Conclusioni

 

Il caso delle professioni chimiche e fisiche mostra con particolare evidenza cosa accade quando sistemi storicamente indipendenti vengono progressivamente ricondotti dentro una stessa architettura istituzionale.

 

Il punto centrale non sembra essere la legittimità dei singoli modelli, né la contrapposizione tra università, professione o ordinamento.

 

La questione più profonda riguarda piuttosto la capacità di costruire dispositivi di traduzione tra linguaggi differenti:

 

a)    quello della scienza,

b)    quello della formazione,

c)    quello della professione,

d)    quello della regolazione istituzionale.

 

Forse il tema non è chiudere il cerchio. Forse il tema è riconoscere che il cerchio, oggi, non è ancora completamente disegnato. Ed è proprio in questi spazi di transizione — ancora instabili, ancora indefiniti — che spesso iniziano le trasformazioni più importanti.

 

 

 
 
 

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