DIPARTIMENTO PSICOLOGIA
E NEUROSCIENZE

L’Istituto I.B.A. è impegnato a svolgere varie attività rivolte all’individuo, al gruppo, all’organizzazione e alla comunità in generale. Il lavoro dello psicologo nella struttura ospitante è incentrato sulla conduzione di colloqui psicologici orientati alla selezione e al sostegno psicologico dei suoi membri interni, permette di implementare interventi educativi, preventivi, di promozione della salute e riabilitativi, di ridurre le dinamiche di conflitto nell’ambiente organizzativo e di creare una rete di confronto tra varie figure professionali indipendenti, consente la possibilità di trovare risposte corrette, a volte originali e specifiche che, agendo a più livelli all’interno di un’èquipe multidisciplinare di esperti con competenze sia tecnico-scientifiche sia umanistiche, collabora per la salute, il benessere e la qualità di vita non solo dei professionisti coinvolti e dei soci, ma anche dei collaboratori esterni alla struttura e della comunità di appartenenza sul territorio. Una singola tecnica o metodica, a volte può risultare insufficiente a fornire una risposta adeguata e duratura, per la complessità dei fattori che entrano in campo, molto spesso interagenti in ambito psichico. Questo comporta la necessità che tutti gli operatori posseggano capacità relazionali sufficientemente buone, conoscano il lavoro delle altre professionalità dell’équipe e lo rispettino, riconoscano le competenze altrui, comunichino frequentemente tra loro e si confrontino rispetto alle problematicità.
“Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.”
Mahatma Gandhi
LA SALUTOGENESI
Figura 1-2: La salute nel fiume della vita (modificato da Eriksson e Lindstrom, 2007)
Alla base dell’azione sostenuta dal Dipartimento di Psicologia dell'Istituto I.B.A. su individui e comunità e della prospettiva scientifica che prende il nome di psicologia positiva, possiamo identificare un approccio denominato salutogenesi che coincide con un insieme di riflessioni e azioni rivolte non tanto alle cause dell’insorgenza di malattie quanto piuttosto allo studio della fonte della salute. Partendo quindi proprio dall’etimologia del termine "salutogenesi", gli obiettivi primari sono individuati nel ricercare l’origine della salute, comprendendo come si crea e come può essere rinforzata. Il focus è quindi rivolto non alle cause della malattia, ma a quelle della salute. Si tratta di un nuovo paradigma che prende le distanze da quello riduzionistico tradizionale che è sintetizzabile nella definizione di terapia ancor oggi presente sull’enciclopedia Treccani in termini di: “studio e attuazione concreta dei mezzi e dei metodi per combattere le malattie”. Questo nuovo paradigma è riconducibile alla definizione di salute del 1948 come si legge sulla costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o d’infermità. Il possesso del massimo stato di salute che è capace di raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano”.
IL MODELLO BIO-PSICO-SOCIALE
Il modello di riferimento che caratterizza i progetti rivolti a individui, gruppi e comunità è il modello bio-psico-sociale. Secondo tale modello la salute è correlata ad una moltitudine di determinanti, afferenti alla dimensione biologica, psicologica e sociale; l’essere umano è un sistema aperto e complesso che interagisce con l’esterno in un processo di continuo adattamento e scambio di informazioni; tale concezione motiva l’importanza di agire non solo sul singolo ma anche su tutte le altre componenti del sistema. Ogni individuo, inoltre, è “il principale curatore” della propria salute: diviene così fondamentale il concetto di empowerment, ossia di potenziamento delle proprie risorse a tutela della propria salute. Tale concezione motiva l’importanza di agire sul singolo, stimolando risorse psicologiche sane, attraverso principalmente interventi psico-educativi ma anche su tutte le altre componenti del sistema per migliorare la qualità di vita. Strategia: in conseguenza del modello teorico di riferimento si utilizzerà una strategia di ricerca-intervento, riconducibile alla ricerca-azione di Lewin.
LA RICERCA-AZIONE
La ricerca-azione (o ricerca-intervento) è un tipo di ricerca che è al tempo stesso momento di conoscenza scientifica della realtà e contributo all’attivo cambiamento di essa. Introdotta da K. Lewin negli anni ’40, può essere considerata una logica evoluzione della teoria del campo elaborata dallo stesso autore, il quale individua in questa metodologia sia un modo per studiare i fenomeni cogliendoli nel loro costante divenire, sia una strategia per risolvere problemi sociali. La ricerca-azione ha finalità conoscitive e tende al miglioramento e cambiamento della qualità della vita. La caratteristica peculiare che fa da sfondo all’intero impianto di ricerca azione è la partecipazione attiva dei soggetti coinvolti nel progetto: l’individuo da “oggetto di studio” diviene “soggetto protagonista” dell’intervento. La posizione del ricercatore-operatore non può essere puramente tecnica; egli sarà direttamente coinvolto e il suo mondo agirà sia all’inizio e alla fine che durante lo svolgimento della ricerca-intervento. Hanno molta importanza le capacità relazionali e i valori del ricercatore.
AMBITI
Psicologia Clinica e della Salute
Psicologia Sociale e di Comunità
In tale prospettiva opera la figura dello psicologo all'interno della nostra struttura. "Lo psicologo è il professionista che interviene all’interno dei contesti (individuali, interpersonali, sociali, istituzionali e in ambito lavorativo) tramite l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica. Lo psicologo opera al fine di conoscere, migliorare e tutelare il benessere psicologico e la salute nelle persone, famiglie, comunità e organizzazioni sociali e lavorative. La competenza dello psicologo ad intervenire è pertanto una competenza specifica, ma trasversale, che consente di connettere la prassi professionale alla domanda della committenza. La professione di psicologo è ordinata dalla Legge 18/02/1989, n. 56, ed è disciplinata dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani." CNOP - Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi
L'approccio di lavoro privilegiato dai professionisti in questo settore all'interno del nostro Istituto è integrato e multidisciplinare alla cura, in modo da favorire l’integrazione di punti di vista diversi nei processi di prevenzione del disagio, promozione del benessere e sviluppo di strategie. L’approccio metodologico pone particolare attenzione, trattandosi di utenza con esigenze diverse, allo sviluppo di processi di rielaborazione personale e di consapevolezza di sé.
ATTIVITÀ
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Diagnosi
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Prevenzione del disagio psicologico
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Sostegno
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Consulenza psicologica
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Promozione della salute e benessere psicosociale individuale e nei contesti sociali
Riferimenti bibliografici:
- Antonovsky, A. (1987). Unraveling The Mystery of Health - How People Manage Stress and Stay Well, San Francisco: Jossey-Bass Publishers.
- Bertini, M. (1988). Psicologia e salute. Roma: La Nuova Italia Scientifica.
- Biondi, M. (1997). “Mente, cervello e sistema immunitario”. McGraw-Hill, Milano.
- Calvo V., Rocco D. (2004). "Il colloquio psicologico. Modelli clinici e tecniche di analisi". Domeneghini Editore, Padova.
- Calvo, V. (2007). Il colloquio di counselling. ed. Il Mulino.
- Engel, G. L. (1977).The need for a new medical model: a challenge for biomedicine, in Science, vol. 196, n. 4286, pp. 129–36.
- Engel, G. L. (1980). The clinical application of the biopsychosocial model, in American Journal of Psychiatry, vol. 137, n. 5, pp. 535–544.
- Goldwurm, G.F., Baruffi, M., Colombo, F. (2004). “Qualità della vita e benessere psicologico. Aspetti comportamentali e cognitivi del vivere felice”. McGraw-Hill, Milano.
- Hough M. (1996). Abilità di counseling. Erickson, Trento.
- Lewin, K. (1980). I conflitti sociali, Milano, Franco Angeli.
- Lis A., Venuti P., De Zordo M.R. (1995). Il colloquio come strumento psicologico. Giunti, Firenze.
- Majani G. (1999). “Introduzione alla psicologia della salute”. Erickson, Trento. Zani B.
- Pancheri P. (1995). “Stress, emozioni, malattia”. Mondadori, Milano. Roma. - Seligman M.E.P. (1996). "Imparare l'ottimismo". Giunti, Firenze.
- Rocco, D. (2002) “Teorie e tecniche del colloquio clinico dal punto di vista dell’Analisi Transazionale”, Imprimitur, Padova.
- Semi, A. (1985). "Tecnica del colloquio", Cortina Editore, Milano
- Simonelli, I. & Simonelli, F. (2010). Atlante concettuale della salutogenesi. Modelli e teorie di riferimento per generare salute. Milano: FrancoAngeli Edizioni.
- Zamperini A., Testoni I. (2002). "Psicologia sociale". Einaudi, Torino



Il Progetto "SOS Poseidone", nasce per fronteggiare il disagio psicosociale e psicorelazionale, l'isolamento, lo smarrimento e l'ansia dovuta ai cambiamenti sociali e individuali che ognuno si trova costretto ad attraversare nella propria quotidianità, a volte purtroppo con tragici effetti sulla propria salute psicofisica. La centralità delle relazioni interpersonali tra individui è un aspetto imprescindibile della vita; i servizi messi a disposizione tramite il progetto "SOS Poseidone", si prefiggono di contribuire a costruire nuove e possibili reti sociali, in quanto ogni persona ha il diritto di rimanere in contatto con l'altro per crescere e confrontarsi, in un panorama nel quale la tecnologia sta inevitabilmente sempre più cambiando le modalità di comunicazione tra individui, gruppi e società, soprattutto per salvaguardare, ove possibile, la salute di ognuno.
COS'È "SOS POSEIDONE"
È un punto fiduciale, un faro, uno spazio virtuale e non solo che nasce dal bisogno di fornire riferimenti, supporto e accoglienza. Una bussola per orientarci in un periodo di così alta emergenza, isolamento e solitudine, per contrastare il senso di confusione e l'assenza di fiducia in quel mare mosso di emozioni, pensieri e preoccupazioni. Inoltre ha lo scopo di affiancare anche persone che a causa di mancanza di una rete sociale stabile hanno bisogno di parlare e sentirsi meno sole.
A CHI SI RIVOLGE
A tutte le persone di maggiore età che sentono il bisogno di vivere momenti di contatto, serenità e umanità, all'interno di uno spazio protetto e sicuro con professionisti qualificati.
IL SERVIZIO OFFRE:
-
CENTRALINO TELEFONICO DI EMERGENZA "Chiama Gaia"
-
PERCORSI PSICOLOGICI
-
GRUPPI DI SOSTEGNO
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SEMINARI ONLINE E IN PRESENZA DI SENSIBILIZZAZIONE
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INCONTRI ONLINE E IN PRESENZA DI GESTIONE DELLO STRESS
MODALITÀ DI EROGAZIONE DEL SERVIZIO:
Lo sportello d’ascolto sarà attivo, attraverso l’uso di tecnologie di comunicazione a distanza con possibilità di consulenza tramite: telefonata, videochiamata o audiochiamata via skype previo appuntamento via email. Il servizio si svolgerà salvo nuove indicazioni. I colloqui si svolgeranno nel rispetto del Codice Deontologico, in tutela dei criteri di riservatezza e della privacy.
Salviamo le relazioni!
Per informazioni e prenotazioni scrivere una email all'indirizzo: istituto.bioquantica@gmail.com oppure compila il modulo cliccando sul pulsante qui sotto specificando la tua richiesta.

PROGETTO DI SUPERVISIONE
Programma Nazionale di Supervisione Clinica e Sostegno Professionale
per le Professioni della Relazione d’Aiuto
1. Premessa e Razionale
Le professioni della relazione d’aiuto sono caratterizzate da un elevato coinvolgimento emotivo, da una crescente complessità dei casi trattati e da una costante esposizione a situazioni ad alto impatto psicologico. In tali contesti, il rischio di:
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burnout professionale
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riduzione dell’efficacia clinica
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isolamento operativo
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perdita di qualità nella presa in carico
rappresenta una criticità rilevante sia per i professionisti sia per gli utenti dei servizi.
Il Dipartimento di Psicologia dell’Istituto promuove pertanto un Programma Nazionale strutturato di supervisione clinica e sostegno professionale, finalizzato a garantire:
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elevati standard qualitativi
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continuità formativa
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tutela del paziente
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benessere degli operatori
Il programma si configura come dispositivo stabile, replicabile su scala territoriale e coordinato a livello nazionale.
2. Obiettivi
Obiettivi generali
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Migliorare la qualità degli interventi clinici e relazionali
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Sostenere i professionisti sul piano tecnico ed emotivo
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Promuovere la riflessività e il pensiero clinico
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Prevenire fenomeni di burnout e stress lavoro-correlato
Obiettivi specifici
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Rafforzare la capacità di formulazione del caso
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Migliorare la gestione delle dinamiche relazionali (transfert/controtransfert)
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Sviluppare competenze comunicative e decisionali
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Supportare la gestione di situazioni cliniche complesse
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Favorire il lavoro d’équipe e l’integrazione tra professionisti
3. Destinatari
Il programma è rivolto a:
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psicologi
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psicoterapeuti
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operatori della relazione d’aiuto
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professionisti operanti in contesti ad alto impatto emotivo
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L’accesso è:
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prioritario per i soci dell’Istituto
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aperto a professionisti esterni, previa valutazione
4. Struttura Organizzativa
Il programma è coordinato a livello nazionale dal Dipartimento di Psicologia. Sono previste:
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una funzione di coordinamento centrale
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l’attivazione di referenti territoriali in base alle esigenze
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Il modello organizzativo garantisce:
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uniformità metodologica
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adattabilità ai contesti locali
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continuità del servizio
5. Supervisori
Le attività di supervisione sono condotte da professionisti con i seguenti requisiti:
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iscrizione all’Albo degli Psicologi
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abilitazione alla psicoterapia
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esperienza professionale minima di 5 anni
I supervisori sono selezionati dal Dipartimento secondo criteri di competenza clinica ed esperienza. L’elenco dei supervisori non è pubblico per garantire tutela professionale e organizzativa.
6. Articolazione del Servizio
Il programma prevede diverse modalità:
-
Supervisione individuale
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durata: 1 ora
-
frequenza: 2 incontri al mese
-
Supervisione di gruppo
-
durata: 2 ore
-
frequenza: 2 incontri al mese
-
Gruppi omogenei o eterogenei
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Supervisione d’équipe
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attivabile su richiesta
-
focalizzata su dinamiche organizzative e casi condivisi
Modalità:
-
in presenza
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online
7. Livelli del Percorso
Il programma è articolato in tre livelli:
Base → per professionisti in fase iniziale
Intermedio → per professionisti con esperienza consolidata
Avanzato → per casi complessi e supervisione specialistica
L’accesso ai livelli è definito in fase di valutazione iniziale.
8. Modalità di Accesso
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richiesta tramite segreteria
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eventuale colloquio preliminare
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assegnazione a supervisore/gruppo
In caso di disponibilità limitata:
priorità ai soci dell’Istituto
9. Metodologia
Le attività prevedono:
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discussione di casi clinici
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analisi delle dinamiche relazionali
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riflessione sul processo terapeutico
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integrazione teorico-pratica
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elaborazione delle difficoltà operative
La supervisione è intesa come spazio di:
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pensiero clinico
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metariflessione
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trasformazione dell’esperienza in apprendimento
10. Aspetti Etici e Deontologici
Il programma garantisce:
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anonimizzazione dei casi
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riservatezza
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rispetto del codice deontologico
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tutela del paziente
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11. Valore Aggiunto del Programma
Il programma si distingue per:
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coordinamento nazionale strutturato
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supervisori altamente qualificati
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integrazione tra supervisione e sostegno professionale
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accessibilità facilitata grazie al contributo dell’Istituto
Il Dipartimento sostiene economicamente il servizio:
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fino al 40% per i soci
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fino al 15% per i partecipanti esterni
Tale modello consente un equilibrio tra:
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qualità elevata
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sostenibilità
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accessibilità
12. Valutazione dell’Efficacia
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Il programma prevede:
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raccolta feedback periodici
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monitoraggio della partecipazione
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valutazione percepita delle competenze
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analisi delle criticità emergenti
I dati raccolti contribuiscono al miglioramento continuo del servizio.
13. Risultati Attesi
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aumento della qualità clinica
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maggiore capacità riflessiva
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riduzione dello stress professionale
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miglioramento del lavoro tra professionisti
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maggiore tutela dell’utenza

